Il cibo per i nostri ospiti
08/02/2017 635 Visualizzazioni

Il cibo per i nostri ospiti

La nutrizione è diventata parte integrante della salute di un atleta per il ruolo comprovato che essa riveste nella prevenzione delle malattie. Tra i fattori presi in considerazione per il loro effetto positivo sul benessere psico-fisico, difficilmente si pensa al nostro intestino. Di recente, i progressi nelle tecniche di sequenziamento (o di lettura) del DNA hanno facilitato la comprensione dell’influenza che il microbiota ha sulla nostra salute. Quest’ultimo, considerato alla stregua di un vero e proprio organo “microbico”, è costituito da oltre tre miliardi di microbi (batteri, virus e funghi) che risiedono nel nostro tratto digerente (dalla bocca all’intestino) in un delicato rapporto di simbiosi, in cui l’attività dei geni batterici supporta il nostro organismo [1, 2]. Il microbiota è associato funzionalmente al sistema immunitario, allo sviluppo neuronale ed è parte attiva in diversi processi metabolici e nei fenomeni epigenetici* [3, 4].

Di recente, è stato dimostrato che il microbiota migliora lo stato di salute e lo sviluppo cognitivo nei bambini e negli adolescenti che praticano sport e risulta essere un marcatore cardiovascolare [5]. Esso è modificato quotidianamente dall’alimentazione, dalle caratteristiche genetiche dell’ospite, dall’uso di farmaci, come gli antibiotici.

Numerosi studi scientifici hanno dimostrato che le alterazioni del microbiota sono in grado di contribuire all’aumento di peso e allo sviluppo dell’obesità, sino a modificare la risposta agli zuccheri da parte del nostro organismo [6]. La consapevolezza che esso possa modificare l’attività metabolica, attraverso la modulazione di diversi meccanismi biochimici, ci permette di comprendere alcuni meccanismi che, in aggiunta alla predisposizione genetica e alle abitudini alimentari, portano allo sviluppo di intolleranze o nei casi peggiori all’insorgenza di patologie.

In aggiunta, il ruolo del microbiota si estende anche alla pratica sportiva, anche se, individuare il nesso causa-beneficio è davvero complesso. Prima di tutto, associare le variazioni dello stile di vita (e quindi dei cambiamenti del nostro microbiota) ai risultati positivi ottenuti nella pratica sportiva è piuttosto difficile per via delle numerose variabili a cui un soggetto è sottoposto. In secondo luogo, l’assunzione, molto diffusa tra gli sportivi, di alcuni integratori come le proteine, le barrette energetiche o molecole, come ad esempio la caffeina, ha un effetto sconosciuto sulla flora intestinale e la comprensione di questi fenomeni è di particolare interesse per la ricerca clinica nello sport.

Lo sport e l’esercizio fisico rappresentano un buon modello per gli studi di interazione tra microbiota e ospite ed è facile prevedere che in un futuro non molto lontano sarà possibile misurare, in aggiunta ai molteplici parametri già presenti, la qualità del microbiota e indirettamente lo stato di salute.

 

Bibliografia

  • Cronin, O., O’Sullivan, O., Barton, W., Cotter, P. D., Molloy, M. G., & Shanahan, F. Gut microbiota: implications for sports and exercise medicine. British Journal of Sports Medicine 2017.
  • Bonder MJ, Kurilshikov A, Tigchelaar EF, et al. The effect of host genetics on the gut microbiome.
Nat Genet 2016;48:1407–12.
  • Mika A, Fleshner M. Early-life exercise may promote lasting brain and metabolic health through gut bacterial metabolites. Immunol Cell Biol 2016;94:151–7.
  • Hoban AE, Moloney RD, Golubeva AV, et al. Behavioral and neurochemical consequences of chronic gut microbiota depletion during adulthood in the rat. Neuroscience 2016;339:463–77.
  • Estaki M, Pither J, Baumeister P, et al. Cardiorespiratory fitness as a predictor of intestinal microbial diversity and distinct metagenomic functions. Microbiome 2016;4:42.
  • Zeevi, D., Korem, T., Zmora, N., Israeli, D., Rothschild, D., Weinberger, A., et al.. Personalized Nutrition by Prediction of Glycemic Responses. Cell 2017, 163(5), 1079–1094.

* l’epigenetica è l’insieme di tutte le modificazioni ereditabili che variano l’espressione genica pur non alterando la sequenza del DNA.

Francesco La Rocca
Il dott. La Rocca ha conseguito la Laurea in Scienze Biologiche con il massimo dei voti, nel 2010, presso l’Università degli Studi “Roma Tre”.
Attualmente specializzando in Biochimica Clinica presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II” e ricercatore in ambito onco-ematologico. È co-autore di articoli scientifici pubblicati su riviste internazionali.
Si è perfezionato in Nutrizione Clinica dell’Adulto e del Bambino e nella Nutrizione Sportiva.

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