La cultura della sconfitta – parte 2
26/04/2016 744 Visualizzazioni

La cultura della sconfitta – parte 2

La sconfitta e le conseguenze

Una squadra di futsal partecipante al Campionato Nazionale di qualunque categoria é solitamente composta da elementi vari, stranieri, giovani under e elementi di esperienza.
Il compito del Mister è principalmente di creare una mentalità di squadra con una identità ben definita, caratteristiche di gruppo consone al campionato di appartenenza, all’ ambiente circostante e alle aspettative della società.
É importantissimo saper preparare i singoli atleti e la squadra all’eventuale sconfitta e superiorità dell’avversario.
Succede spesso che in gare importanti il risultato negativo inaspettato, o volutamente non preso in considerazione, crea delle gravi spaccature psicologiche nel singolo e di conseguenza nel gruppo e nella società.
I giocatori vanno condotti in una crescita e maturazione psicologica tale da saper accettare una gara con risultato negativo frutto di una possibile prestazione scadente (per vari motivi) o perché l’avversario ha mostrato più determinazione e concretezza.

Lo stress da agonismo, l’incapacità di gestire emozioni in una gara delicata, sopratutto da parte delle componenti di giovane età, le eccessive aspettative, creano una situazione di grande tensione interna e non. Quest’ultima spesso viene trascurata ma si rivela sempre componente fondamentale difficile da tener sotto controllo in particolar modo nel periodo pre-gara e durante la stessa.
Spesso i giocatori offrono prestazioni al di sotto del proprio valore proprio per questa componente emozionale e solitamente subito dopo la gara si accorgono personalmente di quanto accaduto e di certo un ambiente circostante controllato e moderato aiuta il giocatore a superare la giornata no.
Se si perdono le redini dello stato emozionale dei singoli, del gruppo, di tutti gli elementi che circondano la società di fronte ad una sconfitta, il rischio é quello di buttar via il lavoro di un anno.
Accade a volte di veder rassegnate incautamente dimissioni del presidente o del mister per una sconfitta non accettata e comunicati stampa accusatori e denigratori nei confronti di mister e giocatori.
Atteggiamenti che di certo ledono la stima reciproca causando rotture inevitabili.
Ė compito del mister e di tutto lo staff un approccio consapevole dei propri mezzi alle gare più difficili con un lavoro di preparazione individuale e di squadra al risultato negativo cercando di viverlo come un momento circoscritto.
Prima regola: non creare colpevoli. Inoltre non bisogna attribuire responsabilità individuali o di squadra che se non nella giusta misura potrebbero degenerare in percorsi irreversibili e di mancanza di fiducia in ognuna delle parti in causa.
Di recente le società più organizzate hanno inserito nello staff la figura del mental coach o psicologo di gruppo per affrontare la delicata problematica della mentalizzazione della squadra ma spesso è sufficiente un mister e uno staff ben preparato e professionale che ben conoscono gli elementi in causa lavorandoci a stretto contatto per l’intera stagione.
É necessario che anche il resto della società lavori in sinergia con lo staff tecnico. Una linea coerente permette l’armonia assoluta.
É ovvio che ogni società deve tener ben chiari, fin dall’inizio della stagione, gli obiettivi finali che possono essere vari, scudetto o semplice salvezza, Coppa Italia o crescita esponenziale del gruppo in previsione di altre stagioni da vertice, scelta tipica dei progetti a lunga scadenza. In ogni caso nessuna sconfitta può rappresentare un momento di negatività assoluto ma solo un passo falso e un momento di riflessione sugli errori commessi, di miglioramento e di crescita individuale e professionale.

Lo stile di una squadra e il fair play si riconoscono anche dal modo di uscire dal campo dopo un risultato negativo e dall’atteggiamento che si assume nelle ore e nei giorni successivi alla gara.
Una buona comunicazione tra mister ed atleti rende preparati all’eventualità ed insegna ad affrontarla a testa alta e senza paure.
Il giocatore che affronta con serenità anche questo aspetto potrà lavorare ed esprimersi con più sicurezza e affidabilità e di certo crescerà nell’ottica del professionismo.

leggi:  La Cultura della sconfitta -parte 1

Nicoletta Sergiano
Nata a Roma, diplomata Isef, Allenatrice di Calcio a 5 dal 1993. 28 Campionati da Coach di cui 21 nel femminile e 7 nel maschile, 3 volte Allenatrice Rappresentativa Femminile Campania. Nel 2009 consegue il Master di Allenatore di Futsal di Primo Livello a Coverciano e nel 2015 il Diploma in inglese “English on the Pitch” riservato agli allenatori italiani all’estero. Esperienze internazionali sulla panchina della Selezione Universitaria Femminile dell’UTS, University of Technology Sydney, e docente di Futsal presso l’Academy of Sport di Sydney (Australia).
PALMARES:
2 Titoli di Rappresentativa Campione d’Italia
7 Titoli Campione Regionale Campania
4 Titoli di Coppa Campania
1 Qualificazione Final Eight Scudetto Serie A
1 Qualificazione Final Eight Coppa Italia Serie A

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