Il ruolo del Mental Coach
26/02/2016 1305 Visualizzazioni

Il ruolo del Mental Coach

Oramai da tempo, in molte discipline sportive, ci si avvale della figura del Mental Coach.
La funzione è quella di migliorare le performances degli atleti, facendo leva a livello motivazionale e sulle potenzialità. Se negli altri sport, questa pratica (il coaching) ha sempre più successo, nel mondo del calcio la figura del Mental Coach ancora non decolla.
Io cercherò di analizzare le problematiche che ho riscontrato e che ho condiviso con altri miei colleghi.
In molti casi, la figura è poco conosciuta e in molti pensano che può entrare in contrasto con quella dell’allenatore.
I due ruoli sono diametralmente opposti, poiché il Coach , non interferisce con il ruolo dell’allenatore, non parla di tattica e di strategia, non si sostituisce in nessun caso al Mister, il Coach anzi, da degli spunti importanti sui quali l’allenatore può trovare soluzioni alternative.
Sono ancora pochi gli allenatori di calcio che si occupano di Comunicazione , PNL, Coaching e quei pochi hanno fatto la differenza: Sacchi, Ancelotti, Capello, Mourinho, solo per citarne alcuni.
Senza nulla togliere al ruolo dell’allenatore, sarebbe necessario potenziare la formazione degli stessi attraverso seminari o corsi specifici per migliorare la capacità di comunicare nella giusta maniera. Nei settori giovanili, la situazione è ancora più grave, molti bambini lasciano le scuole calcio, perché non trattati in modo adeguato, se un maestro per insegnare in una scuola primaria deve essere diplomato o laureato, per insegnare calcio basta fare un corso e accreditarsi come allenatore.
Il Mental Coach non è uno psicologo ne un tuttologo, lavora prevalentemente sulle potenzialità del bambino e dell’adulto attraverso una tecnica che stimola l’atleta a fare emergere i suoi punti di forza.
Il coaching si basa soprattutto sull’ascolto attivo, sull’empatia, sull’accoglienza, sulla lealtà, sulla restituzione di feedback. In molti casi la gestione dello stress, non è presa in considerazione, come l’unicità di ognuno di noi, si usano molte generalizzazioni, si fanno assumere poche responsabilità, tutto si basa sull’esperienza calcistica di chi insegna calcio. Il ruolo dell’allenatore è fondamentale anche della crescita e delle azioni fuori dal campo da parte dell’atleta e per questa ragione le sue competenze devono essere tali da garantire risultati positivi a 360°. Le esigenze delle nuove generazioni sono completamente diverse da quelle di 20 anni fa. I bambini hanno bisogno di stimoli positivi, anche
perché nella maggior parte dei casi hanno genitori che lavorano e si possono dedicare meno ai loro figli. L’ambiente scolastico e quello sportivo, devono prendere atto di questo stato di fatto e fare in modo che vengano soddisfatte le esigenze primarie che possiamo ritrovare nella piramide di Maslow.

Francesco Giordano
Coach Professionista
– Iscriz. Registro Italiano Coach Professionisti A.Co.I. n° 435
Giordano Francesco – Ha conseguito la qualifica di Coach Professionista nel 2015. Da vent’anni si occupa di Comunicazione e Gestione delle Risorse Umane. Ha partecipato a corsi sulla leadership, il public speaking e il problem solving. Ha ricoperto ruoli manageriali per una importante multinazionale farmaceutica. L’amore per il Coaching e la crescita personale lo hanno spinto a frequentare i migliori corsi e i migliori formatori.
Il coaching ha lo scopo di valorizzare l’individuo attraverso la consapevolezza del proprio potenziale . Il Coaching Umanistico, si ispira alla Maieutica Socratica, ovvero la capacità di ognuno di noi di dare il meglio nel momento in cui viene stimolato nel modo giusto.
Quasi tutti gli sport si avvalgono di Mental Coach che non contrasta il lavoro e la figura dell’allenatore ma lo compensa creando spesso sinergie vincenti.
E’ sempre più importante comunicare nella maniera giusta e valorizzare ogni individuo, rispettando la sua personalità.

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