I Parastinchi e la protezione dei traumi di gamba
05/01/2016 2570 Visualizzazioni

I Parastinchi e la protezione dei traumi di gamba

I traumi fratturativi di gamba (frattura di tibia, di perone o di entrambe le ossa), avvengono generalmente per un trauma diretto e da contatto tra due calciatori. La FIFA  obbliga i calciatori a indossare i parastinchi. L’uso dei parastinchi nel calcio venne introdotto dal giocatore Samuel Widdowson nel 1874 per la sua squadra, il Nottingham Forest. L’obbiettivo principale è stato certamente quello di proteggere la gamba da conseguenze dannose in seguito a impatti traumatici diretti. Non è però del tutto chiaro se la loro funzione viene svolta per intero e relativamente a quali parti della gamba essi possano svolgere una protezione completa o parziale. L’analisi della letteratura relativa a tale argomento ci aiuta solo in parte.

Oggi i parastinchi sono un elemento obbligatorio e indispensabile per la protezione dei calciatori, i quali non possono prescinderne, ma che allo stesso tempo percepiscono l’impaccio dell’ingombro e del peso. La  regola 4 pag 43 de Il Regolamento del Giuoco del Calcio, relativa ai Parastinchi è molto generica,  infatti da solo delle indicazioni di massima e cioè: “ devono essere coperti completamente dai calzettoni;  devono essere di materiale idoneo (gomma, plastica o materiali similari);  devono offrire un grado di protezione adeguato”. Cosa si intenda per materiale idoneo e protezione adeguata risulta appunto dubbio e generico.

In letteratura non c’è uniformità di vedute relativamente alle forze di impatto sull’arto che possono determinare eventi fratturativi. Ad ogni modo le fratture di gamba possono avvenire o per contatto al momento di calciare, o per un tackle scivolato, peggio se esso viene condotto da dietro rispetto all’avversario. L’unica visione comune relativamente alla protezione e quindi alla prevenzione delle fratture  è che indossando i parastinchi si ottiene un assorbimento dello shock da impatto  e dissipazione dell’energia dello stesso. E’ evidente che l’uso dei parastinchi riduce i danni dei tessuti molli (cute e muscoli) della gamba, soprattutto le lesioni che possono derivare dall’impatto dei tacchetti con la gamba. I tacchetti infatti sono variati nel tempo in forma e lunghezza e materiale costitutivo cercando di ottenere da essi il miglio grip possibile con la superficie di corsa (soprattutto i fondi in erba, ma in molti casi aumentando i danni articolari e/o legamentosi, crociato anteriore in primis). Pertanto si è reso necessario adeguare anche i parastinchi nella loro forma, dimensione e materiale costitutivo. Per incrementare l’assorbimento dell’energia del trauma diretto, i parastinchi devono essere realizzati in materiale rigido (plastica, kevlar o carbonio) nella parte esterna e presentare un rivestimento interno soffice (meglio ancora se pneumatico e adattabile alla forma della tibia costituendo una sorta di air bag), ma questa doppia struttura incrementa il peso del dispositivo. Sebbene sia auspicabile la realizzazione di un parastinchi ideale e personalizzato, la struttura più efficace e i migliori materiali non sono stati ancora definiti dagli studi effettuati su tale attrezzatura protettiva. Al momento tutti utilizzano parastinchi di serie. La scelta dello stesso avviene senza una attenta valutazione delle dimensione, della forma e dei materiali costitutivi. Innanzi tutto va detto che, soprattutto tra i dilettanti, l’uso dei parastinchi viene “sofferto” come un fastidioso obbligo regolamentare e non come un importante mezzo preventivo dei traumi di gamba (dei tessuti molli e dell’osso). Si vede spesso su i campi di calcio infilare sotto i calzettoni anche delle semplici forme in cartone, che visivamente riproducono la forma dei parastinchi ( e ingannano l’arbitro) ma che ovviamente non hanno effetto protettivo alcuno. Generalmente la scelta ricade sul modello meno ingombrante. Invece le dimensioni dei parastinchi dovrebbero essere scelte in rapporto alle caratteristiche antropometriche del calciatore (non solo la lunghezza caviglia-ginocchio, ma anche la circonferenza di polpaccio). I parastinchi dovrebbero trovarsi a un paio di centimetri sotto il ginocchio fino a poco sopra la curva della caviglia quando il piede viene dorsiflesso. In tal modo garantiscono una adeguata protezione e non solo della tibia.

Esistono differenti tipi  e modelli di parastinchi, che di seguito sintetizziamo in:

  • Parastinco semplice
  • Parastinco con cavigliera integrata (per la protezione dei malleoli)
  • Parastinco con cavigliera rimovibile che permette l’uso del solo parastinco o del parastinco + cavigliera a seconda della pratica.

Indipendentemente dal tipo, i parastinchi sono progettati per rimanere fermi grazie al nastro elasticizzato con terminale in velcro. I modelli più elementari presentano solamente il corpo. Essi vengono tenuti fermi dallo stesso calzettone sotto il quale vengono indossati ma il più delle volte vengono fissati utilizzando una nastratura. Il regolamento vieta nastrature di colore diverso dai calzettoni, per cui in commercio sono stati posti in vendita nastri di differente colore. Il problema della nastratura è però dato dalle caratteristiche del nastro stesso. Infatti spesso il nastro è anelastico. Vale la pena di ricordare che i parastinchi sono stati progettati e testati senza tale tipo di fissazione aggiuntiva. Quando il nastro è di tipo anelastico può rappresentare un punto di convergenza e carico di forze anomale sull’osso, soprattutto durante fasi di tackle in cui il tallone può rimanere fisso al suolo. Tale carico di forze può rappresentare sull’osso un momento delle stesse capace di superare la capacità di resistenza e diventare invece un evento eziologico fratturativo dell’osso (soprattutto per la tibia). Meglio utilizzare parastinchi con elastico e velcro ed evitare la fissazione con  nastratura.

Infine una valutazione meritano anche i materiali con cui i parastinchi sono realizzati (plastica, kevlar o carbonio).  Dai più recenti studi  in cui  sono stati effettuati  test di resistenza alle forze di impatto e di assorbimento delle stesse,  i parastinchi realizzati in carbonio hanno dato i migliori risultati  anche in termini di effetti protettivi rispetto a forze di impatto elevate. Tuttavia anche questi non garantiscono una completa prevenzione dal rischio di fratture. Infatti le forze che si possono sviluppare in un tackle possono essere superiori alle forze testate negli studi effettuati.  I parastinchi standard non sono comunque in grado di proteggere da impatti elevati (276 Newton) in quanto una tale forza si distribuisce sulla tibia. Rimane comunque aperta la via della ricerca di parastinchi di peso, forma, materiali idonei a garantire in futuro una protezione quanto più prossima a quella totale.

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Egidio Sproviero
Dott. EGIDIO SPROVIERO nato a Castelluccio Inferiore il 30/06/1962 e ivi residente.
Laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università La Sapienza di Roma (1990)
1994- Specializzazione in Medicina dello Sport ; 2002- Specializzazione in Medicina Fisica e Riabilitazione; 1998 -Consegue il titolo di Dottore di Ricerca in Fisiopatologia del Movimento parte del quale svolto presso la Thomas Jefferson University di Philadelphia – PA- ((USA).
Responsabile della Riabilitazione Ospedaliera dell’ASP Potenza
Docente a contratto di Medicina Fisica e Riabilitazione presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma.
Medico delle Rappresentative di Calcio della LND-FIGC Basilicata
Autore di numerose pubblicazioni scientifiche su riviste nazionali e internazionali. Editorialista presso diversi periodici a diffusione nazionale
Presidente dell’ASD US Castelluccio e del Torneo Nazionale Coppa Pollino.
Cultore della materia dei dialetti dell’area Lausberg.

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